Giorno 5

Oggi ci dirigiamo a Portico di Romagna dove faremo tappa.

 

Analizzando il nome vediamo che vi si rispecchia il significato dello stesso, infatti l’architettura del paese riflette il messaggio del portico, il centro del paese si sviluppa proprio come un lungo corridoio fatto di loggiati, costellato da più porte e ballatoi di vetusti palazzi.

 

Una di queste residenze era di una nobile famiglia oramai estinta, che da qui prendeva le sue origini, e a testimoniarcelo nella porta d’ingresso del loro palazzo c’è ancora oggi nella serratura  l’effige della casata.

 

Si tratta del palazzo Portinari.

 

Dante si è ispirato a Beatrice come musa per la Divina Commedia.

 

Figura realmente esistita Beatrice, di cognome come faceva?

Portinari.

I Portinari da Portico.

 

Questo palazzo è ubicato nel centro storico del paese, ed era di proprietà forse proprio degli antenati della famiglia di Beatrice Portinari (1), l’amata di cui Dante ha scritto per fissarne la memoria in maniera indelebile nei cuori dei lettori.

 

Oggi la tesi sulla provenienza dei parenti di Beatrice Portinari da Portico di Romagna è dibattuta, ci sono fonti discordanti, questa ipotesi non è mai stata adeguatamente indagata; ma è vero che vi sono tracce documentarie di una famiglia Portinari all’epoca di Dante residente qui in loco, ed è altrettanto vero che il cognome a quel epoca lo possedevano solo delle casate importanti, perché metteva in evidenza un carattere proprio dei componenti della famiglia stessa, quindi gli antenati di Beatrice Portinari potrebbero nel loro cognome contenere quel carattere che ne descrive la provenienza, come genti originarie effettivamente di Portico di Romagna, e questo toponimo era già appartenente a questo paese all’epoca di Dante.

 

Potrebbe quindi risultare verosimile la possibilità che Beatrice avesse contatti diretti di sangue in questo paese se fosse appurata l’origine della sua famiglia da questo luogo.

 

Per cui tu staresti facendo questo percorso nel territorio che ha ospitato Dante nella prima ora del suo esilio, e questo lo si sa con ragionevole certezza da documenti depositati all’Archivio di Stato di Firenze e da citazioni all’interno dell’opera che ne comprovano la permanenza; e che forse ha ispirato Dante perché da questo luogo ha letteralmente preso vita il suo amore, in quanto troverebbe qui origine la famiglia di Beatrice.

 

Ed ora che ne stai pestando le orme staresti tornando nella dimensione del poeta; quel Dante che più di 700 anni fa ha scritto la Divina Commedia ora potrebbe camminare in un certo senso con te in questi luoghi, dato che qui collassa il tempo e lascia spazio all’Amore nel suo proposito di celare la  matrice geografica dell’opera nella quale riaffiorerebbe il suo intento di portarti qui a rivivere questa esperienza di ricongiunzione fra voi.

Questa è la teoria che qui ti prospetto, e della quale vorrò metterti in evidenza delle situazioni letterali significanti dell’opera.

 

Tu come fossi l’estensione di Beatrice, la donna angelo, quella icona che Dante compose della sua amata, ideando una ricongiunzione atemporale e simbolica fra Lui e Lei, è come se qui adesso tramite te che ne ricalchi i passi questo proposito del poeta fosse dimostrabile; cioè avendo descritto il poeta, secondo il mio postulato, nella sua opera questo territorio geografico appenninico come il luogo designato per questo vostro incontro, a che voi vi ricongiungeste facendo accadere in Terra questo scenario possibile di intenti, fra i tanti avverabili, che azzera il tempo in una ricongiunzione di volontà che si proiettano da Lui verso Te (nell’estensione di Beatrice) e da Te verso Lui (nella volontà tua di percorrere questo cammino) vi ritrovaste in una dimensione spirituale, come accadeva nella Commedia, ma questa volta a parti invertite, perché è Dante che architettando questa situazione geografica ti chiama a lui.

 

Beatrice nella Commedia va oltre l’uscio d’i morti per andare a supplicare Virgilio, che giace nell’anti inferno, per riuscire a metterlo in moto per far si che lui andasse in soccorso di Dante e lo portasse su fino a lei.

 

Canto xxx Purgatorio nella penultima terzina

 

Per questo visitai l’uscio d’i morti

e a colui che l’ha qua sù condotto,

li prieghi miei, piangendo, furon porti

 

E se ora fosse lui che dalla dimensione spirituale ti chiamasse a sé in un moto verticale ascensionale? Potrebbe questa essere la vera situazione letterale celata dell’opera? Una vera ricongiunzione fra il poeta e la sua amata in senso metaforico. Tu che ne calchi i passi e che insieme a lui ti addentri in questi meandri di significato poetico?

 

Così come Virgilio su richiesta di Beatrice diventa guida per Dante, così in parallelo io faccio assumere a Dante la guida di questo tuo cammino, che nella Divina Commedia ti conduce e ti fa strada in questo territorio.

 

Stai camminando nella terra che Dante ha percorso, da dove Lui ha preso ispirazione per le sue ambientazioni della Commedia, e la quale terra potrebbe aver dato i natali al motivo dell’opera stessa, se fosse avvalorata l’ipotesi dell’origine della famiglia di Beatrice come proveniente da questa terra; e tutto questo sarebbe servito a far nascere la lingua in cui io ti parlo ora!! E per la quale sono in grado di farti vivere questa esperienza!!

 

Capisci quanto è fitta la trama di questo cammino! Ti sta avviluppando a se, a gradi di comprensione semantici sempre più stratificati.

 

Dante fa una profezia, quindi ha avuto la grazia di vedere nel futuro, così postula questa situazione letterale; ed è lui stesso che nella sua opera a più riprese si descrive come un profeta, attribuendosi addirittura connotati propri del Cristo.

 

Ora, nel nostro itinere del viaggio, stiamo entrando come Dante faceva nell’Inferno, a cerchi concentrici, sempre più stretti dentro alla Materia dell’argomento.

 

Se il poeta ci dà un indizio di ordine geografico sul veltro, dicendoci che sua nazion sarà tra feltro e feltro, e all’inizio della cantica ci dice che si trova ai piedi di un colle giunto, quindi di una montagna, di un monte; si potrebbe forse arguire che tratti del Monte-Feltro?.. Di cui parla abbondantemente nella Divina Commedia tramite i due personaggi di codesta origine...?!..

 

Questo territorio che tu stai calcando ora, dove si sviluppa questo nostro cammino, rimane proprio ai confini con la regione storica del Montefeltro e la lambisce nel fiume Savio che ne segna il confine nella parte a est con la Romagna, tra la Toscana, e l’allora marca Anconetana, in cui vi era incastonato, proprio come oggi; potrebbe quindi allora aver voluto il poeta con quella preposizione “Tra” che deriva dal latino “intra”, indicante fondamentalmente posizione intermedia, indicare il Montefeltro che rimane tra queste tre entità geografico-politiche, “Tra feltro e feltro”, e in questo si potrebbe ravvisare la volontà poetica di scrivere due canti dei da Montefeltro contenenti i fatti a loro connessi dove si articola tutta una serie di richiami a questa striscia di territorio appenninica, che sonderemo nei giorni a venire di questo cammino.

 

E quando il personaggio Guido da Montefeltro al 27 dell’inferno ci parla unicamente della Romagna, ecco che si configura una predisposizione di questo personaggio a mettere in evidenza questa terra come confine che andava evidenziato rispetto al Montefeltro, nel fiume Savio; infatti sempre nel medesimo canto viene citato unicamente questa volta in tutta la Commedia il suddetto fiume, ma senza legalo apertamente con una volontà palese di sottolineare questi confini geografici, per cui è come se qui ci fosse richiesto di fare un salto di paradigma, quindi di non focalizzarci più in una persona, ma in ambientazione in cui si potesse verificare un evento, per sottolineare quello che davvero d’importante v’è da comprendere, che sono quindi le relazioni la chiave di lettura di questa profezia; infatti in questo territorio ti muovi sulle tracce di Dante, che, secondo quanto io ipotizzo, ne scrive appositamente perché tu potessi tornarvi sopra consapevole del proposito che vi aveva posto atto a instaurare una comunicazione fra voi di intenti che vi collocasse nello stesso luogo, per farti fare questo percorso in cui si materializzasse come evento il vostro ricongiungimento, grazie all’interpretazione di ordine geografico della Commedia, che ancora mai è stata presa in esame, ma tanto naturale proprio in ragione del proposito escatologico con cui nasce la Commedia.

 

Capisci l’intelletto di questo poeta cosa avrebbe congegnato, se la mia interpretazione fosse da ritenersi valida; il che potrai essere solo tu a deciderlo, in quanto soggetto di questo cammino.

 

Lui avrebbe sin dall’inizio pensato a un territorio per far accadere in terra questa ricongiunzione di intenti, avrebbe scritto la Divina Commedia sperando di farti fare un giorno, quando sarebbe stata ipotizzata questa chiave di lettura, l’esperienza che lui aveva per te serbato.

 

Se io fossi in grado di avvalorare questa ipotesi, tramite l’adduzione di indizi presenti all’interno della Commedia che riportano a questo territorio, ti veicolerei la suggestione che era forse voluta dal poeta che tu ora staresti “camminando letteralmente nella Divina Commedia”, creando un contenitore dove  il tempo e lo spazio subirebbero un’improvvisa contrizione, e questo ci darebbe prova tangibile del fatto che noi viviamo in un’eterno presente, e quindi il Dante poeta diventerebbe anche nei fatti, una vera guida spirituale, in quanto avrebbe dato prova concreta delle sue reali intenzioni di veicolare questo sapere, facendotene sperimentare l’essenza, a “distanza di tempo”… il che significherebbe che racchiuso nell’opera ci sarebbe un linguaggio metalinguistico che ci parla del Verbo come contenitore del tempo; risulterebbe quindi il Tempo, con il suo scorrere incontrovertibile, come dimensione illusoria e contemporaneamente unificatrice di tutti i tempi; dove quindi l’immanenza delle nostre vite coinciderebbero in un’unica convergenza temporale in questo incontro.

 

Dante noi sappiamo che si ispirava al sommo bene nella stesura della sua opera, questo ce lo dice lui stesso nella lettera a Cangrande della Scala:

si può dire in breve che il fine di tutta l'opera… consiste nell'allontanare quelli che vivono questa vita dallo stato di miseria e condurli a uno stato di felicità”.

Vedi anche la simbologia presente nella processione del carro nel Paradiso Terrestre con il vecchio che insonnolito chiude la processione, oppure le parole che usa il poeta all’inizio del suo cammino, “tant’era pien di sonno in su quel punto che la verace via abbandonai”.. quindi la promessa di  risvegliarci a un sapere noumenico che si dimostra qui fenomeno, in effetti troverebbe riscontro nei propositi dichiarati dal poeta.

 

Io mi limiterò a evidenziare cosa nella Commedia avvalori questa mia intuizione, e oltre all’opera in sé ti porto all’attenzione anche il carattere femminile preponderante nella nomenclatura dei paesi qui in questo territorio, come se questo potesse considerarsi in qualche maniera propedeutico alla consegna del messaggio alla sua destinataria, la donna; mettendo in evidenza che anche per Dante è evidentemente indispensabile per avvicinarsi a Dio l’ausilio della figura femminile di Beatrice, in quanto è la donna, secondo il poeta, che può permettergli il massimo avvicinamento al Creatore, infatti sono 3 le donne, Maria, Santa Lucia, e Beatrice, che in un moto di Amore verso il dissoluto Dante, ordiscono tutto il movimento necessario a far giungere il poeta alla conclusione del suo cammino di purificazione, alla visione dell’Altissimo.

 

Interessante è notare anche il susseguirsi nell’opera di figure maschili a quelle femminili, infatti la prima guida di Dante è Virgilio, poi viene per un brevissimo frangente Santa Lucia, poi Matelda, poi Stazio; due uomini e due donne, poi ecco da sola Beatrice con Dante che gli fa da guida nel Paradiso, poi San Bernardo, e poi Maria, fino a giungere alla visione della Divinità.

Quindi le figure femminili si alternano a quelle maschili in un’alternanza ripetuta, dove le figure femminili sono l’allegoria del principio femminile che in ognuno di noi è presente, e che ha maggiore propensione nell’avvicinamento al Divino, in quanto rappresentano le caratteristiche dell’insondabile, del misterioso, e del potenzialmente infinito.

 

Della sua Beatrice ne fa un’iperbole per arrivare al Paradiso come luogo di conoscenza della vera natura del tempo, dove il passato, riferito al periodo storico in cui è stata scritta la Divina Commedia, contempla il futuro, nella volontà di Dante già presente al momento della stesura dell’opera di identificare questo territorio come il luogo dove far avvenire questa esperienza di trasposizione dell’opera in Terra. L’immanifesto diventa manifesto.

 

A tal proposito ti svelerò cosa in questa terra vi è proprio in connessione a questo concetto di spazio-tempo.

 

Ecco che come ti avevo anticipato in riferimento a Saviana, la sua vera natura è qui che trova  espressione, in cui alla luce della recentissima scoperta della legge dell’entanglement si è visto come la variabile T del “tempo” non sia tanto “solida” come la si è da sempre pensata.

E per cui Tutto si è dimostrato essere collegato, quindi nell’Uno non può esiste un passato e un futuro,  ma tutto avviene istantaneamente, come aveva ipotizzato San’Agostino; e Dante nella Commedia ci insegnerebbe che le relazioni fra gli esseri umani vivono di intenti amorevoli, perché Lui amandoti profondamente avrebbe fatto qualcosa per te oggi che vi ponesse in comunicazione diretta, abbattendo ogni sorta di gap temporale.

 

In te troverebbe risoluzione il viaggio del pellegrino Dante nella sua opera, perché Tu saresti giunta a destinazione per mezzo di Lui che ti ha voluto con se in questo meraviglioso viaggio per mezzo della rivelazione sull’illusorietà del tempo.

 

Se questo tuo momento fosse veramente anche il momento topico dell’opera, e il risolvimento della stessa? Se davvero qui si fosse sciolto l’arcano e tu ora ti trovassi di fronte all’ordito da lui preparato perché tu ora arrivassi alla conclusione che voleva mostrarti?...

 

Nella Vita Nuova scrive riguardo a Beatrice: “io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna”.

E io aggiungo che potrebbe esserci riuscito! A me così parrebbe... Se avesse per te conservato il messaggio ultimo che volava indirizzarti, e cioè che sei tu la chiave della tua porta di emancipazione, consapevolezza, e evoluzione, e che sei tu che conoscendo te stessa puoi uscire da questo mondo illusorio e vivere una vita autentica, io direi che in effetti sarebbe riuscito nell’intento di veicolarti il messaggio della Commedia, dove ti colloca come soggetto attivo nella tua vita.

 

Quindi qui sarebbe ravvisabile la dimensione del tempo che ci contiene come diveniente il contenuto e non più il contenitore.

 

Poniamo allora, che essendo diventata tu quel pellegrino in cerca di te stessa come fu Dante nella sua Commedia, tu ora sia ferma davanti alla bestia all’inizio del primo canto dell’inferno, proprio come succedeva per il poeta quando retrocedeva da essa, allora trovandoti nella medesima situazione:

 

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;

aiutami da lei.

 

Che invocando come Dante l’aiuto di Virgilio tu davanti alla fiera potessi scegliere cosa fare, e quindi decidere cosa farne del proseguo di questo tuo cammino, scegliendo di proseguire questo viaggio immergendoti completamente in questa esperienza, oppure decidere di rimanere ancorata alla tua visione razionalistica e quindi a quelle condizioni che ti impediscono di giocare questo gioco.

 

Hai il coraggio di prendere la tua vita a piene mani e giocare il gioco della vita? Oppure dovrai fare ancora il tragitto più lungo?

Riconosci te stessa come la scoperta che andavi cercando? E quindi prendi la decisione di vivere questa esperienza come vera, e di immergerti in te facendo qualcosa di inspiegabile razionalmente, che ti fa vivere questa possibilità come esistente per te creata e con te vivente?

 

Nel Paradiso della Divina Commedia ci viene ben illustrato l’aspetto di Atemporalità che lì si acuisce e si evidenzia, e gli accadimenti che ci appaiono come scollegati dalla dimensione spazio-tempo di cui noi facciamo tutti i giorni esperienza su questa nostra Terra, dove vigono le leggi fisiche che mettono in relazione un tempo a uno spazio, ma che lì non esistono.

 

Quindi è come se tutti gli accadimenti avvenissero nello stesso tempo e nello stesso luogo, in una dimensione eterna fatta di momenti di scorrimento lineare del tempo che sono solo illusori.

 

Ora sta a te decidere, se riesci ad aprire sinceramente il tuo cuore a questa esperienza d’Amore che Dante potrebbe aver riservato per te, oppure vivere questa esperienza come non autentica.

 

La tua evoluzione passa dalla comprensione che ciò che rende più autentica l’esperienza della tua vita non è qualcosa che sta fuori da te, ma sei tu nella conoscenza che devi fare delle dinamiche che regolano la tua esistenza mentre questa scorre.

 

Nella prossima tappa, nel giorno 6 del nostro cammino, troverai la chiave che apre la porta della conoscenza di te a un livello più profondo, per questo servirà tanta costanza e volontà d’animo, perché ora il tuo lavoro diventa molto più intenso, sia da un punto di vista intellettuale che emozionale che fisico.

Come ti avevo anticipato questo cammino è solo per coloro che realmente sono intenzionate a fare questo viaggio dentro se stesse.

 

Ti metterò alla prova e sarai tu stessa a determinare il risultato, se supererai tutte le tappe rimanenti cercando di capirne i contenuti, so che ne sarai nutrita molto, come hanno nutrito me.

 

Note: (1) Notizie della nobile famiglia Portinari di padre Ambrogio Mariani m.o. Firenze Tipografia di Raffaello Ricci

 

Consiglio la visione di questi video

 

  Storia dei cognomi - Superquark 18/07/2018

 

  I veri confini del Montefeltro

 

  Identificazione con Cristo - Curiosità su Dante Alighieri

 

  Entanglement umano in parole semplici

 


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