Giorno 2

Partiamo oggi da Spinello e passiamo per Saviana per arrivare a Santa Sofia dove faremo tappa.

 

Verso la fine del nostro cammino ripasseremo da Saviana, e allora questo nome si sarà caricato di un significato più alto, ma per ora stiamo con quello che emerge da questo primo passaggio.

 

Parola-acronimo Saviana, che ci introduce al concetto di tempo, si scompone in due parole, SAVIa anziaANA, quindi ci dice come l’esperienza fatta nel tempo della vita dalle persone le renda sagge.

Fa riferimento alle donne, infatti è declinato al femminile.

 

A riprova della giusta interpretazione dei segni nel territorio, è un continuo concatenamento logico progressivo di parole significanti, infatti la prossima parola-toponimo, nel procedere di questo nostro cammino, sarà il nome della località che spazialmente viene dopo: Collina di Pondo.

 

Pondo, che deriva dalla parola latina pondus, significa “peso”, e Sant Agostino ci parla del peso dell’anima, e ci dice che il tempo della vita non è uguale per tutti, ma che è scandito da quanto una persona riesce più intensamente ad amare nella propria esistenza, e cioè che il tempo è tutto compresente nella prospettiva Divina, ma che è l’intensità con cui ogni persona vive la propria vita a far sì che se ne percepisca la dimensione diversamente.

 

Secondo questa filosofia la sensazione di dilatazione del tempo è proporzionata all’intensità con cui si ama; quindi se si ama di più e si vive perciò più intensamente, il tempo sembra dilatarsi e sembra di vivere una vita più lunga, per cui ci si avvicina di più alla dimensione dell’eternità.

 

Ecco allora che fra Saviana e Collina di Pondo c’è uno stretto legame di significato, che va oltre al mero legame geografico, infatti mette in antitesi, e quindi in relazione di opposti, queste due località, che ci descrivono le possibili diversità che le persone possono esprimere nella loro vita.

Sì perché dove il nome della prima località Saviana ci descrive un processo meccanico che avviene nel tempo dell’esistenza, dove si fanno un numero x di esperienze su questa Terra che producono una sensazione del fluire del tempo non incrementato di nessuna energia aggiuntiva che possa dilatarlo; l’altro toponimo invece, Collina di Pondo, prevede un’intensità, quindi una concentrazione maggiore di energia nello stesso tempo, che ci fa raggiungere una sensazione di dilatazione maggiore del tempo della vita.

 

A riprova del collegamento della mia interpretazione di questo luogo al peso degli affetti, ecco che la leggenda del nome Collina di Pondo prende origine dagli accadimenti del castellano che ebbe in possesso questa fortezza, che costretto ad arrendersi e ad abbandonarla dopo un lungo assedio, intimatogli che si sarebbe salvato solo quello che con lui sarebbe riuscito a caricarsi in spalla, ebbe la forza di caricarsi a peso sulla schiena la sua sposa e la prole, così ecco che riuscì a trarli in salvo, e rispose che per lui quello era un dolce peso (dulce pondo), da cui appunto il nome.

 

Dalla filosofia di Sant’Agostino, si evince che il soggetto esperitore del tempo, è colui che muta nella sua essenza in relazione all’intensità degli affetti provati, quindi si mette qui in rapporto la vita all’intento con cui ci si approccia ad essa.

Secondo questo postulato ponendosi alle esperienze  intensamente e amorevolmente si vive una vita più lunga.

 

Nella prosecuzione di questo cammino arriviamo a Santa Sofia, che sarà l’arrivo della nostra seconda tappa.

 

Nel toponimo concettualmente e ortograficamente v’è celato il suo significato di pura conoscenza, infatti Santa significa pura, priva di ogni deturpazione, anche da quelle provocate dal trascorrere del tempo; significa quindi un concetto che trascende il tempo; e Sofia, che deriva dal greco Sophía (Σoφíα), "Sapienza", e si scriveva con il “phi” Sophía, mentre in italiano per questioni grammaticali lo si scrive con la lettera “f”, contiene in sé originariamente il concetto del "φ", Phi (Φ o φ ) che è un concetto matematico che ci spiega la costante che si rileva nelle proporzioni di molte creature: animali, vegetali, ma anche minerali, detta proporzione aurea, che corrisponde al valore numerico 1,618….

 

Il nostro cervello, carpisce questa costante matematica e la intende come testimone di una diretta relazione con la volontà Creatrice.

 

Qui in loco questo concetto di Sapienza presente nel toponimo Santa Sofia si evince anche nell’indagine artistica messa in essere dai tanti talentuosi artisti locali, in cui si denota proprio questa inflessione indagatoria artistico-creativa, infatti questo paese ha accolto anche in passato validissimi artisti, anche di fama mondiale, esposti in una galleria di arte contemporanea qui in paese, che riflettono appunto la ricerca sulla verità che usa l’arte come mezzo espressivo.

Quindi l’arte, che è un’insieme di rapporti matematici fra i segni grafici in una tela, e i colori che la riempiono, o in un qualsiasi altro supporto l’artista abbia deciso di installare la sua opera, si esprime tramite la matematica; in quanto è tramite questa che trova espressione; anche se deriva in origine dall’intenzione di veicolare le proprie emozioni e sentimenti.

 

Non a caso la santa patrona del paese è Santa Lucia, che si festeggia il 13 dicembre, perché sia per il nome e sia per la tradizionale leggenda del suo martirio, è collegata alla “luce”, nel duplice significato di luce fisica e luce spirituale.

Luce quindi, come condizione indispensabile per l’espletamento creativo dell’arte, oltre che per essere portata dentro di noi a illuminare le nostre parti buie.

 

Questo paese è bagnato dal fiume Bidente che è lungo 135 km, il suo nome significa due denti, glielo diedero gli antichi romani che avevano tenuto in considerazione per nominarlo, non i tre affluenti da cui prende origine, ma i due punti dove confluiscono i tre rami del fiume (questa è un’ipotesi possibile dell’origine del nome ma non univoca).

Il ramo più a ovest dei tre del fiume Bidente che nasce dal massiccio del Falterona, per la precisione dalla cima del monte Falco 1658 mt s.l.m, sulla pendice che guarda alla Romagna, si chiama ramo delle Celle, perché prende il nome dalla località così nominata, le Celle del Corniolo, che era una località proprio sotto alla vetta del monte dove vi erano delle celle di un vecchio monastero.

 

La geografia del massiccio del Falterona è costituita da due cime, la cima del monte Falterona 1654 mt s.l.m. che è la cima orientata verso la Toscana, che è anche, amministrativamente parlando, la maggior porzione del massiccio; e la cima del monte Falco 1658 mt s.l.m., da cui passa il confine  fra le due regioni, Toscana ed Emilia-Romagna.

 

E’ dalla riva che guarda alla Romagna, che il fiume Bidente insieme con i fiumi Rabbi e Montone che nascono dalle due valli contigue fra loro qui in appennino, vanno oggi a unirsi insieme prima della città di Ravenna in un fiume unico chiamato “Fiumi Uniti”, appunto proprio perché uniti insieme a valle, che sfocia a Lido di Dante, così nominato in onore al poeta; ma quando Lui era qui peregrino l’idrografia era diversa in pianura; i tre fiumi appenninici, Bidente, Rabbi, e Montone, abbracciavano la città in un abbraccio acquitrinoso che la rendeva meglio difendibile dagli attacchi nemici.

Il Bidente, che all’altezza di Meldola cambia nome in Ronco, scorreva a sud della città; mentre il Rabbi, che all’altezza di Forlì confluisce nel Montone, lambivano Ravenna a Nord, che con il ramo di Primaro del Po, che era attestato ancora più in su rispetto alla foce del fiume Montone, e che oggi è andato a congiungersi alla foce del Reno disgiungendosi dal Po per azione dei meandri nella piana alluvionale, rendevano il circondario della città una palude; e in questa situazione idrografica già molto umida era ricompreso anche il Savio che nasce anch’esso in appennino e che sfociava più a Sud del Bidente.

Tutti questi fiumi appenninici insieme sono ed erano a formare il bacino idrografico della città ravennate.

 

Fino ad ora sono state date molte nozioni, ma dal giorno di domani ti condurrò al Cuore della questione sull’importanza delle Parole, che Dante tratta nel De Vulgari Eloquentia, che dice espressamente del Linguaggio essere quella bestia che non si riesce a catturare ma che spande il suo profumo, e io postulo che  ne faccia allusione anche nella Divina Commedia nella bestia di Gerione. Noi nel nostro incedere lo ricalcheremo in un’analisi della semantica e dell’idioma in questa terra.

 

Esprimendo in questo trekking questo carattere olistico nell’orditura di molti punti di vista del sapere, ne articolo un’esperienza piena e utile nell’idea di creare questo confezionamento del cammino che metta in moto la vostra mente, così da articolarne una vostra percezione per far emergere voi nella vostra essenza.

 

 

Consiglio la visione di questi video

 

  Mattia Moreni opere impreviste

  Mattia Moreni VisitSantaSofia

 

  Trailer - "Lassù dove spiccano i baleni"

 

  Tortello alla lastra

 

  FORMAGGIO RAVIGGIOLO

 

  Stefano Belacchi e i funghi del parco nazionale Foreste casentinesi, monte Falterona e Campigna

 

  Maps monti Falterona e Falco

 

  Foreste Casentinesi "ciaspolata" a Poggio Scali

 

  IL CONCETTO DI TEMPO IN SANT'AGOSTINO

 

  Sant'Agostino, Discorso sull'amore

 

  Rovelli: il tempo non esiste

 


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